Direzione nazionale antimafia relazione annuale 2010 pdf
Sabel, Charles F. Sabel and Jonathan Zeitlin. Santino, Umberto. EGA: Torino. Scharpf, Fritz W. Sciascia, Leonardo. Il Giorno Della Civetta. Manchester: Manchester University Press. Skaperdas, Stergios. SOS Impresa. Roma: SOS Impresa. Sparaciari, A. Tarrow, Sidney. Tsbelis, George. Veto Players. How Political Institutions Work. Weber, Max. Economy and Society. New York: Bedminster Press. Related Leave a Reply Cancel reply Enter your comment here Fill in your details below or click an icon to log in:.
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Ciconte, E. CPA, DIA, DIA, a. DIA, b. Van Dijk, J. Si detto che il nocciolo duro degli interessi ndranghetisti il suo core business, per lappunto siano affari leciti ed illeciti e rapporti con la politica. Ma il dato deve precisarsi meglio: posta come base, naturalmente, lesistenza di un substrato militare, la forza della ndrangheta risiede, in primo luogo, nel suo potere economico e, poi, nel condizionamento della politica. Non che la prima sia intrinsecamente pi importante e rilevante della seconda, ma certamente, in ordine logico-temporale, la precede: invero, la capacit della ndrangheta di essere interlocutore per la politica - e, conseguenzialmente, la sua capacit di rapportarsi alla stessa, di influenzarla, di farle raccogliere consenso passa, necessariamente, attraverso la capacit di controllare ab externo imprese ed aziende ovvero di costituirne di proprie e, attraverso queste, allargare i propri rapporti e la propria influenza in un contesto sempre pi ampio, che arriva fino al cuore della cd economia legale.
Questa penetrazione nel tessuto imprenditoriale e la conseguente acquisizione di potere economico e finanziario, poi, non solo collega la ndrangheta alla cd zona grigia rappresentata da una vasta platea di professionisti ed imprenditori che, a sua volta, costituisce lindispensabile anello di congiunzione, il canale comunicativo privilegiato fra ndrangheta e politica, ma, soprattutto, aumenta la capacit della ndrangheta di padroneggiare rapporti con il mondo imprenditoriale e, quindi, di generare e mediare iniziative economiche.
Sia per ottenere consenso che per ottenere aiuti e sostegno finanziario. Queste capacit sono il portato, la risultante, della forza economica dellorganizzazione e, cio, per essere pi chiari: della stessa eccezionale entit della capitalizzazione di cui possono disporre la ndrangheta e, quindi, di conseguenza le sue imprese,.
E, certamente, il modo, non solo pi rapido, ma incomparabilmente pi efficiente, per capitalizzare una societas sceleris, quello di governare il grande traffico di sostanze stupefacenti. Ed proprio da qui, che intendiamo partire per sviluppare alcune osservazioni sul concreto operare unitario della ndrangheta e cio sul suo essere un sistema organico, unito e compatto.
In questa attivit e non solo in Italia la ndrangheta non ha rivali e, per questo, da anni, essendo egemone nel traffico di stupefacenti diventata, in un panorama economico depresso, lunico soggetto finanziariamente apprezzabile in Calabria e non solo. La ndrangheta, dunque, conferma, come risulta anche dalle indagini in corso, di avere, oramai, acquisito una posizione, se non monopolistica, quanto meno oligopolistica, nel contesto del traffico internazionale di cocaina che dal SudAmerica arriva in Europa.
Per avere cocaina, di norma, continuano ad essere le altre organizzazioni criminali italiane e non solo a rivolgersi alla ndrangheta, che, quindi, ha assunto il ruolo di grande fornitore sia a livello italiano che europeo - di tale prodotto.
Insomma, pu oramai affermarsi che se, nel circuito economico della cocaina esistessero, come in quello del petrolio, le sette sorelle certamente la ndrangheta sarebbe una di queste.
Capacit relazionali con i grandi cartelli messicani e colombiani, affidabilit e solvibilit sempre crescenti nel corso del tempo, presenza diffusa e controllo del territorio sia in Calabria che in territori che per ragioni diverse rappresentano snodi fondamentali del narcotraffico in particolare Liguria, Lombardia ma anche Olanda e Germania, che sono i luoghi di approdo dei grandi carichi, ovvero fra i pi grandi mercati della cocaina : sono queste le componenti del successo criminale della ndrangheta in tale settore.
Al fine di dare maggiore concretezza alle argomentazioni che di qui a poco saranno sviluppate, il caso di ricordare due tra le ultime operazioni antidroga della DDA reggina: 1 le indagini che hanno portato, in data 20 marzo Guardia di Finanza e agenti della Polizia Federale Brasiliana allarresto di 44 persone su provvedimenti coercitivi emessi da AAGG reggine e brasiliane Procura Federale dello Stato di San Paolo del Brasile ed eseguiti contestualmente.
Tale investigazione denominata Buongustaio consentiva, nel corso del tempo, di giungere al sequestro di circa kg di cocaina per la sola parte che riguardava il traffico che aveva come destinazione ultima lItalia.
Emergeva come lorganizzazione calabrese, un sodalizio criminale di matrice ndranghetista del Mandamento Ionico collegato alle cosche IETTO-CUA-PIPICELLA operanti, per lappunto, nella ionica reggina , impiegasse ingenti disponibilit finanziarie messe a disposizione dalle cosche, acquistando ed importando dal Sud America enormi quantitativi di cocaina a bordo di navi mercantili provenienti principalmente dal Brasile e dal Per.
Ed era significativo come il gruppo ionico, importato lo stupefacente in Italia, lo smistasse o lo dovesse smistare a seconda se le indagini riuscissero a portare al sequestro della cocaina, o meno su mercati dellItalia settentrionale direttamente governati dalla ndrangheta nel nord Italia in particolare in Piemonte.
Assai significativa, anche ai fini che di seguito saranno visti, appare la circostanza che molti dei carichi intercettati tutti diretti in vari porti europei di destinazione avessero come approdo il Porto di Gioia Tauro. Al solo fine di comprendere lentit degli interessi economici di cui parliamo, bene ricordare che il prezzo di acquisto della cocaina alla fonte risultava di euro al kg, mentre il prezzo di vendita si moltiplicava da 10 a volte senza considerare lulteriore guadagno ottenuto con i cd tagli a seconda che si consideri il prezzo allingrosso o al dettaglio.
Nel giro di poco pi di un anno sono stati individuati i volumi di cocaina qui sotto elencati ai quali vanno aggiunti altri kg di cocaina sequestrati, in via esclusiva, al gruppo brasiliano: BRASILE - La cd operazione New Bridge, che in data 11 febbraio ha portato alla esecuzione del decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti di 26 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Premessa la indispensabile sinergia tra Autorit Giudiziarie e Investigative Italiane e Statunitensi, nella specie del U. Department of Justicee Federal Boureau of Investigation, ci che rileva ai fini che qui interessano che lindagine ha disvelato collegamenti tra esponenti legati alla famiglia mafiosa GAMBINO di New York e soggetti italiani, legati o appartenenti a famiglie mafiose della ndrangheta calabrese.
E questo un dato concreto che costituisce la riprova di una svolta epocale: quando Cosa Nostra newyorchese deve sviluppare un traffico di stupefacenti di alto livello non si collega, come sarebbe ovvio, con Cosa Nostra siciliana, ma con la ndrangheta calabrese.
Pi precisamente stato dimostrato dalla vasta indagine in questione, che italoamericani legati alla famiglia Gambino di New York, hanno raggiunto un accordo con persone legate alla cosca di ndrangheta appartenente alla famiglia Ursino ancora una volta della Jonica - per organizzare un traffico di stupefacenti del tipo eroina dalla Calabria a New York e di cocaina dal Sudamerica in Calabria, questultimo attraverso intermediari dimoranti negli Stati Uniti.
Le indagini hanno permesso di ricostruire il progettato traffico di eroina mediante monitoraggio delle fonti di approvvigionamento che sono state individuate in Africo, in particolare presso un esponente della famiglia Morabito detto u scassaporte, e in altri luoghi del territorio nazionale. Tali imprese finanziate dal traffico di cocaina, peraltro, operano in gran parte e fatte salve rare eccezioni come quella appena ricordata prevalentemente fuori dalla Calabria.
Le stesse, quindi, allo stato ed in tutta evidenza dispongono di canali di finanziamento e di capitalizzazione assolutamente privilegiati ed incomparabilmente pi cospicui rispetto a quelli che il normale mercato finanziario pu mettere a disposizione delle aziende non mafiose. Giova, in proposito, evidenziare che, con riferimento ai noti lavori pubblici che si stanno svolgendo in Lombardia per Expo , il Prefetto di Milano grazie anche alla sinergia di tutti gli organismi chiamati a cooperare in questa complessa attivit - ha adottato circa 60 provvedimenti interdittivi antimafia contro imprese risultate controllate o infiltrate o condizionate dalla criminalit organizzata di tipo mafioso.
Trattandosi di grandi numeri, rappresentativi di un trend che riguarda una delle poche rilevanti opere pubbliche che si stanno oggi realizzando in Italia, non pu sfuggire che i dati in questione danno - in modo molto serio - il polso della situazione.
E sulla base di tali dati si pu affermare con un grado di approssimazione che si avvicina di molto alla realt effettiva, che oggi, almeno nel settore edilizio, nel Nord Italia, la ndrangheta non solo ha surclassato la capacit di penetrazione di tutte le altre mafie messe insieme ma, di fatto, divenuta una dei principali operatori del settore.
Diventa, allora, chiara la ragione per la quale, nel descritto contesto, le aziende capitalizzate dalla ndrangheta abbiano acquisito nel tempo una posizione di primo piano nei diversi settori economici in cui operano. Quanto sopra descritto evidenzia il consolidarsi di rapporti e relazioni di tipo economico che, a loro volta, inducono e rinsaldano i rapporti ed i collegamenti con la politica.
La politica, a questo punto, riceve servizi e vantaggi dalla ndrangheta e restituisce il favore consentendo alle imprese dellorganizzazione di fare sempre nuovi affari, che generano nuove ed ulteriori ricchezze che consolidano, cos, la posizione economica della ndrangheta, rafforzandone, anche e di conseguenza, la capacit di giocare un ruolo sempre pi importante pure nel mercato della cocaina e cos via in una crescita economica e criminale: si tratta di un circolo vizioso che sembra non avere fine.
Tornando alla premessa delle argomentazioni appena svolte ossia che la forza della ndrangheta si basa sul suo potere economico acquisito nelle diverse modalit esaminate emerge lesistenza e lattivit di una struttura criminale unitaria, coordinata e compatta, che conosce sinergie, momenti decisionali comuni, divisione dei compiti funzionali al raggiungimento di un risultato che ridonda benefici a largo spettro su tutta lorganizzazione.
Su questo specifico profilo, e sulle sue implicazioni, anche operative non si mai approfonditamente riflettuto. Si preso atto di una evidente egemonia della ndrangheta complessivamente intesa in questo ambito, di una qual certa collaborazione fra le cosche in questo ambito, ma il ragionamento, sul piano dellanalisi, non mai stato sviluppato in modo completo e fino alle sue ultime conseguenze. Ma vi di pi. La ricostruzione qui esposta rappresenta non solo un banco di prova rilevante della tesi che vuole la ndrangheta come fenomeno unitario, non solo ne dimostra la fondatezza anche in assenza di acquisizioni formali pi o meno recenti ma, cosa ancora pi importante, offre una nuova e significativa chiave di lettura dei fatti da accertare nel contesto dellazione di contrasto e pu anche consentire di articolare protocolli dindagine sempre pi aderenti alle realt criminali da investigare.
In proposito, in questa sede, possono senzaltro offrirsi alcuni spunti di riflessione che derivano, non dalla teoria astratta, ma dalla diretta osservazione delle indagini svolte e dal collegamento delle relative risultanze in modo che sia possibile collocare le diverse emergenze in un quadro pi generale.
Il dato di partenza costituito da tre diverse circostanze, assolutamente pacifiche sulla base delle indagini e dei processi del che, tuttavia, sono state sempre viste in modo slegato fra loro e che, invece, se lette congiuntamente, offrono un quadro particolarmente allarmante.
In primo luogo, costituisce notorio giudiziario ma possono, ex multis, essere richiamate le risultanze dellindagine buongustaio, gi sopra sintetizzate la circostanza che il Porto di Gioia Tauro rappresenti la principale porta dingresso della cocaina in Italia. Certo, rilevanti sequestri di stupefacente riferibili ad organizzazioni di ndrangheta, come sar illustrato nellapposita parte della relazione DNA dedicata al tema del Narcotraffico, sono stati effettuati, per rimanere in Italia, in diversi porti nazionali spesso ubicati in Liguria e Toscana tanto per citare alcuni casi recenti , ma tuttavia, come dimostrato dalle indagini svolte, si trattava di punti di approdo secondari, che venivano utilizzati quando a Gioia Tauro si manifestavano dei problemi che non consentivano lo sbarco del carico.
Supera, del resto, ogni obbiezione la circostanza che, di norma, anche le grandi forniture che la ndrangheta destina ad altre organizzazioni operanti nel settore siano esse pugliesi o siciliane, non cambia arrivano a Gioia Tauro e non, come sarebbe pi logico, in Puglia piuttosto che in Sicilia. Il dato numerico, del resto, impressionante: complessivamente, nel periodo 1 luglio 30 giugno sono stati sequestrati nel porto di Gioia Tauro Kg. In secondo luogo, non superabili considerazioni di carattere logico, storico e giudiziario, permettono di affermare che il Porto di Gioia Tauro sia ormai diventato una vera e propria pertinenza di casa della cosca Pesce e dei suoi alleati i principali: i Mancuso di Limbadi e i Bellocco pure di Rosarno, i Mol.
E ci, non solo, per la stringente osservazione di carattere logico secondo cui sarebbe singolare che questa cosca, e quelle che gli ruotano intorno, controllando anche le pi minute attivit economiche presenti sul loro territorio, non controlli proprio le attivit portuali, che, invero, sono le pi importanti attivit economiche presenti in quel contesto ed in tutta la Calabria , ma soprattutto perch plurime investigazioni a partire dallindagine della DDA di Reggio Calabria, denominata Kim dellOttobre , nel cui ambito vennero sequestrati crica kg di cocaina fino alla nota indagine All Inside sulla ndrangheta della Piana che ha gi determinato sentenze definitive di condanna, per la parte celebrata in abbreviato, passate in giudicato con sentenza della SC del Risultava, cos, che alcuni dipendenti infedeli della Medcenter Container Terminal S.
Ma pure loperazione Crimine 3 sfociata nellordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Reggio Calabria il 14 luglio , a carico di 45 persone indagate per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, fattispecie aggravata ex art. Infatti, allesito di complesse indagini svolte dalla DDA reggina emergeva il ruolo di primo piano svolto dalla famiglia Pesce di Rosarno proprio nel controllo dei traffici di stupefacente che interessavano il Porto di Gioia Tauro.
Ma pi ampiamente e realisticamente deve dirsi che il controllo della cosca dei Pesce sul Porto cos come risulta dalle indagini che di seguito saranno indicate - non era caratterizzato dalla sola capacit dintervento, per cos dire chirurgico sullo stupefacente in transito o in arrivo, finalizzato, cio, ad estrarre dai cargo e dai container le tonnellate di cocaina inviate per farle uscire dal Porto; era, invece, ad un tempo, globale e minuzioso, diffuso e monopolistico su tutta la struttura portuale.
In primo luogo, questo tipo di controllo, ma sarebbe meglio dire, questo tipo di governo del Porto, riguardava un ambito in relazione al quale il Porto di Gioia Tauro offriva, rispetto a qualsiasi altro porto del mondo, una peculiarit assolutamente straordinaria e non replicabile per la ndrangheta: la possibilit ampiamente sfruttata di determinare nella misura necessaria e, soprattutto, nei gangli sensibili chi potesse lavorare al suo interno e chi no.
Da questo dato discendeva e discende, come effetto ineludibile e necessario fra laltro anche il controllo dei flussi di stupefacente in transito o in arrivo nel Porto, controllo che veniva assicurato attraverso quella parte, certamente minoritaria, ma, ad un tempo, collusa, ed intoccabile, che vi opera.
E non si tratta di un dato che conseguenza solo delle mere tendenze criminali di chi dovendo svolgere un pubblico servizio preferisce, invece, servire la ndrangheta; si tratta invece della semplice fedelt verso chi il vero e concreto datore di lavoro. Risultava infatti, da intercettazioni svolte dalla DDA reggina nei citati contesti investigativi, che la stessa assunzione del personale nel Porto era prerogativa dei Pesce e dei loro sodali.
Avendo in mano il personale, ne seguiva legemonia sul Porto. Solo per arricchire il quadro con elementi che emergono da indagini recentissime, si rileva che in data 21 ottobre stata data esecuzione dalla DDA reggina allordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP di Reggio Calabria, nei confronti di 13 persone, tra cui imprenditori a vario titolo collegati alle locali cosche di ndrangheta.
E stato anche eseguito il sequestro di 23 societ per un valore complessivo di circa 56milioni di euro. Altre 51 persone sono state denunciate a piede libero. Ancora una volta, venivano in rilievo esponenti di due cosche tirreniche di ndrangheta e cio i Pesce ed i Mol, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso nonch dei reati di riciclaggio di proventi di illecita provenienza, di trasferimento fraudolento di valori, contrabbando di gasolio e di merce contraffatta, di frode fiscale, attraverso lutilizzo e lemissione di fatture per operazioni inesistenti e di omesso versamento delle ritenute previdenziali, tutti aggravati dalle modalit mafiose.
Le complesse indagini hanno tratto spunto dallesecuzione di verifiche fiscali avviate nei confronti di imprese operanti nel settore dei trasporti e servizi connessi da e per il Porto di Gioia Tauro, nel corso delle quali sono stati acquisiti concreti e significativi elementi indiziari circa la riconducibilit dei relativi titolari alle predette cosche di ndrangheta.
Lindagine ha dimostrato ma sarebbe meglio dire: ha riconfermato , in buona sostanza, come la cosca Pesce sia padrona, anche, dei servizi connessi allimponente operativit del porto di Gioia Tauro continuando ancora ad esercitare un soffocante controllo sulle attivit economiche presenti nella zona portuale che se, come si visto, sono funzionali al controllo del Porto e del suo territorio e, quindi, del traffico di stupefacenti che attraverso lo stesso transita, assicurano, anche, ingenti risorse finanziarie, che poi vengono ripulite grazie anche allausilio di soggetti estranei.
Tale controllo dei Pesce - Mol, riguardava servizi connessi alle operazioni di import-export e di trasporto merci per conto terzi realizzato dalle suddette cosche nel porto di Gioia Tauro, la cui estensione ricade in ben due comuni, San Ferdinando e Gioia Tauro, attraverso imprese riconducibili alle stesse cosche anche se, ovviamente, intestate a terzi.
Successivamente il ruolo di dette aziende e, quindi, dei rispettivi rappresentanti legali stato quello di crearsi disponibilit di risorse liquide, attraverso la contabilizzazione e lutilizzo di fatture per operazioni inesistenti, da corrispondere agli elementi di spicco di entrambe le cosche.
Il ricorso allutilizzo di fatture false - emesse prevalentemente da distributori stradali e da societ cooperative nei confronti delle aziende di trasporto riconducibili alla cosca Pesce era quindi lo strumento tecnico di copertura che consentiva al denaro di confluire nelle casse del sodalizio. In particolare stato dimostrato che i distributori di carburante non erano i veri beneficiari degli assegni, ma si limitavano a monetizzarli, in quanto la relativa provvista veniva incassata da esponenti di primo piano della cosca.
In pi, le indagini hanno consentito di accertare che la cosca PESCE ha perseguito e consumato anche reati di contrabbando, consistenti nellimportazione di merce contraffatta dalla Cina in evasione di dazi e diritti doganali. Attivit questa che, ancora una volta, dimostra lassoluta padronanza del Porto in capo ai Pesce. Gli approfondimenti investigativi eseguiti nei confronti delle aziende di trasporto riconducibili alla cosca Pesce, alcune delle quali operanti nel Nord Italia, in particolare a Verona, hanno evidenziato lutilizzo di imprese cooperative che si sono interposte tra esse e i clienti finali.
Infatti, le cooperative di lavoro hanno avuto quale unico scopo quello di fornire uno schermo giuridico alle imprese della cosca, le quali - una volta esternalizzati i propri lavoratori, facendoli solo formalmente assumere dalle cooperative - hanno continuato a operare direttamente non preoccupandosi pi del pagamento degli oneri erariali che gravavano interamente sulle cooperative, le quali hanno successivamente fatturato alle imprese beneficiarie della frode prestazioni di servizi, simulando inesistenti contratti, e cos consentendo loro la fraudolenta contabilizzazione dei relativi costi ed Iva a credito.
Come si vede intorno al Porto di Goia Taura stata costruita una vera e propria filiera criminale, nella quale, ovviamente, il posto donore, riservato al traffico di cocaina. In terzo luogo, altres rilevante, come emerge dalla citata indagine buongustaio, la circostanza che siano le famiglie della Ionica Commiso, Aquino, Coluccio, Ietto, Cua, Pipicella ed altri ad avere un ruolo primario nellattivit dimportazione di cocaina che, anche e soprattutto, passa per il Porto di Gioia Tauro.
Insomma emersa, specie negli ultimi tempi, una straordinaria effervescenza proprio delle citate famiglie che, pi delle altre ancorch prive, in Calabria, di un loro Porto ove fare approdare i carichi di cocaina sono riuscite a relazionarsi in modo diretto con i rappresentanti dei grandi cartelli sud-americani della droga. Sulla base di tali tre circostanze appare, quindi, possibile, fin da ora, sviluppare alcune considerazioni.
Partiamo dal primo dato: stiamo parlando di una attivit criminale dai risvolti economici colossali. Soprattutto parliamo di uno dei principali polmoni finanziari della ndrangheta. Possiamo pensare che una attivit del genere, che coinvolge simili interessi, che stata, ed , essenziale per spiegare la ragione per cui la ndrangheta fra le pi potenti associazioni criminali del pianeta, possa essere affidata allestemporanea interazione fra diversi trafficanti? Possiamo pensare davvero che se, come risulta da numerose investigazioni, le famiglie della Jonica utilizzano il Porto di Gioia Tauro luogo, ovviamente, al di fuori dei territori sottoposti alla giurisdizione dei loro locali anche per cedere quintali di stupefacente ad organizzazioni campane o pugliesi o di altra origine, lo facciano sulla base di un rapporto di simpatia con la terra calabrese ovvero perch ritengono che quel luogo di approdo porti loro fortuna?
Se cos non , come davvero non pu essere, allora la risposta agli interrogativi sopra posti, non pu che essere in linea con la rilevanza della posta in gioco: la scelta del Porto di Gioia Tauro, lungi dallessere casuale o dovuta ad una qualche consuetudine locale, strategica ed da ritenersi attesa la sua stabilit nel tempo perdurando, invariata, fin dagli anni 90 connaturata alla stessa struttura che ha assunto la ndrangheta.
Come in un corpo in cui ciascun organo assolve ad una diversa funzione, ognuna teleologicamente finalizzata al benessere dellintero organismo e sinergicamente collegata ad una funzione complementare, cos la ndrangheta ha specializzato le sue diverse componenti in modo che ciascuna possa svolgere diverse ma complementari funzioni che, nel loro insieme, accrescono il potere e la forza dellassociazione.
Nel caso del traffico di stupefacenti appare evidente e lo ancora di pi se si tengono in considerazione le premesse unitarie che la spiegazione del funzionamento del meccanismo oramai fisiologico e continuo nel tempo grazie al quale le grandi famiglie della Ionica concentrano larrivo di varie tonnellate annue di cocaina, su di un territorio che non , in astratto, il loro ma, come si visto, di quel coagulo di cosche che ruota unito e compatto intorno alla famiglia Pesce sia da rinvenirsi in una regola fondante dellunit della ndrangheta, regola secondo la quale, mentre le cosche del mandamento ionico mettono a disposizione dellassociazione le loro basi logistiche ed i loro referenti in Sud-America, quelle tirreniche mettono a fattore comune la loro capacit di controllo del Porto di Gioia Tauro.
Il tutto con la collaborazione del cartello messicano dei Los Zetas indagine cd Crimine 3 del , gi sopra citata. I citati effetti letali sono impediti esattamente da questo: dalla esistenza di un sistema che avendo gi sperimentato le conseguenze nefaste dellanarchia criminale, ha ricondotto ad unit, attraverso limposizione di regole oramai consolidate, non solo lintero arcipelago della ndrangheta, ma le pulsioni egoistiche, capaci di determinare limplosione dei meccanismi che determinano laccumulazione di capitali in capo alla organizzazione.
Se la visione della ndrangheta nella descrizione che se ne fatta, cio come quella di un organismo che ha specializzato le proprie diverse parti in compiti differenziati ma complementari, vede escluso fino ad ora, il cd mandamento di Centro, questo solo per ragioni di ordine espositivo.
Invero la specializzazione delle cosche dei diversi Mandamenti in relazione a funzioni diverse, non implica affatto la dismissione, da parte delle stesse, delle altre normali attivit svolte dalle associazioni di ndrangheta: estorsioni, turbative dasta, omicidi, traffico a medio livello dello stupefacente, controllo degli appalti; queste sono attivit di tutte le cosche a prescindere dal fatto che siano specializzate in questa o quella. Le cosche reggine tuttavia cos come risulta anche da indagini recenti che hanno avuto particolare risonanza mediatica quale, ex multis, quella sulla latitanza dellOn.
Si tratta di un compito funzionale allinteresse di tutto lorganismo ndraghetista: quello di curare per conto e nellinteresse dellintera organizzazione i rapporti con la politica e le Istituzioni, ad un livello pi elevato. Se, quindi, immaginiamo la ndrangheta come un organismo interconnesso, unitario e vivo, quale il corpo umano, di cui il Mandamento Ionico e quello Tirrenico sono cuore e membra, la testa non pu che essere nel Mandamento del Centro.
I primi in grado, rispettivamente, di custodire i rituali di Polsi, di essere centro pulsante del grande affare della cocaina, di gestire sia gangli vitali per lorganizzazione fra cui essenziale, il Porto di Gioia Tauro che fondamentali rapporti criminali con le altre mafie, a partire da Cosa Nostra siciliana, lultimo, che ha raggiunto uno stadio evolutivo pi avanzato, in grado di mantenere le connessioni, ad un tempo pi profonde ed elevate, con entit esterne e zona grigia, da cui dipendono le strategie di fondo dellintero organismo.
Tanto premesso per evitare equivoci deve subito precisarsi che il rapporto collusivo con la politica caratteristica di tutta la ndrangheta, o meglio, di tutta la criminalit mafiosa, che tale proprio perch condiziona la politica. Il caso finisce in Parlamento con un'interrogazione del Pd.
Il ministro dell'Interno Lamorgese: procedure sotto controllo. Mostra altri.